Derive antropologiche da Avvenire 23/02/2014

Gender, a Roma maestre «rieducate»

Asilo_nido_41053395_300Di cosa hanno bisogno i bambini  degli asili nido e delle scuole del­l’infanzia?  Ma è chiaro: di essere e­ducati  alla «pluralità dei modelli fami­liari  e dei ruoli sessuali», con percorsi che passino «per la decostruzione degli ste­reotipi  ». E ciò perché «la disparità di ge­nere  e la persistenza di ruoli tradiziona­li  sono ancora ben presenti nel sistema educativo italiano». Possibile? Sì, dice il Campidoglio, è sui bambini da 0 a 6 an­ni  che bisogna lavorare per combattere «il femminicidio, l’omofobia e il bulli­smo».
È tutto nero su bianco, nella circolare ­datata 13 novembre 2013 – del diparti­mento  Servizi educativi e scolastici del Comune che ha avviato il 20 febbraio il «Piano di aggiornamento per l’anno sco­lastico  2013-2014 per le educatrici dei Ni­di  e le insegnanti delle Scuole dell’infan­zia  di Roma Capitale». Firmato: la diri­gente  Patrizia Piomboni. Un progetto strutturato in «22 ore di aggiornamento di base», che ha per tema «l’identità e la differenza di genere» per i circa 7mila in­segnanti  e addetti di nidi e asili romani. E sta già sollevando proteste tra i genito­ri  che si sentono scippati del diritto-do- vere all’educazione.
In consiglio comunale è già stata depo­sitata  una proposta di delibera del con­sigliere  Gianluigi De Palo, per ribadire l’i­neludibilità  della collaborazione tra scuola e famiglie sui temi dell’educazio­ne  sessuale: la proposta chiede «pieno e formale consenso» preventivo dei geni­tori  su queste tematiche e «programmi didattici alternativi ove necessario». In attesa che entri nel calendario delle vo­tazioni  dell’Aula capitolina, nel II Muni­cipio  l’ha presentata il consigliere Giu­seppe  Scicchitano di Cittadini x Roma: «Le insegnanti dell’asilo di Villa Chigi hanno cominciato questa formazione – dice – e molte famiglie si sono allarma­te  ». La delibera, uguale a quella che at­tende  il voto in Campidoglio, ha avuto il sì all’unanimità, il 20 febbraio, del parla­mentino  municipale, guidato dal mini­sindaco  di centrosinistra Giuseppe Ge­race.
L’aggiornamento degli educatori e degli insegnanti comunali, intanto, è partito. Nel progetto la lotta all’omofobia, si leg­ge,  non è l’unico obiettivo: si punta ad­dirittura  a contribuire all’uscita del Pae­se  dalla crisi. Proprio così: perché la sud­detta  «persistenza di ruoli tradizionali» condizionerebbe addirittura «la scelta dei corsi di studio e delle professioni, in mo­do  tale da incidere negativamente sulla crescita economica e sullo stato sociale». Basta con queste facoltà sessiste, insom­ma,  che escludono le matricole di sesso femminile e deprimono l’economia.
Tra le diverse finalità del progetto c’è ­come già detto – quello di «sostenere la parità donna/uomo, la pluralità dei mo­delli  familiari e dei ruoli sessuali»; «favo­rire  le insegnanti/educatrici nella lettu­ra  dei processi di identificazione degli stereotipi e dei pregiudizi di genere», che dilagano, evidentemente, nei nidi e ne­gli  asili; «sollecitare riflessioni sul peso dei modelli culturali, familiari e sociali»; «sostenere» il personale «nella messa a punto di pratiche educative che favori­scano  una serena scoperta delle identità in bambine e bambini attraverso lo scambio, la conoscenza reciproca e – si aggiunge – la sperimentazione delle dif­ferenze  ». Insomma: con questo proget­to  di aggiornamento «si vuole favorire la formazione di personalità libere e per la decostruzione degli stereotipi».
Un altro mattone, insomma, nel monu­mento  all’ideologia del gender che il Campidoglio sta tenacemente costruen­do.  Un mese fa la presentazione del pro­getto  Lecosecambiano@Roma, promos­so  dall’assessorato Scuola, su richiesta degli istituti, contro il bullismo omofo­bico.  Tra gli obiettivi: «Contribuire alla lotta contro “l’omofobia interiorizzata e sociale”, promuovendo un nuovo ap­proccio  alla molteplicità degli orienta­menti  sessuali e delle identità di gene­re  », anche favorendo «una visione posi­tiva  attraverso concrete testimonianze» nelle scuole di testimonial filo-gay del mondo dello spettacolo e della cultura e rappresentanti di associazioni Lgbt.
Due settimane fa, poi, il bando per la se­lezione  interna al personale comunale, per individuare esperti in «politiche di genere e Lgbt» per potenziare il diparti­mento  Servizi educativi e scolastici. Lo stesso che ora lancia la formazione degli educatori, nel comparto scolastico della prima infanzia su cui il Comune ha car­ta bianca.​​​​
    Luca Liverani
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Derive antropologiche da Avvenire 23/02/2014ultima modifica: 2014-02-24T14:18:23+01:00da gioiaepace
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